orge
Blu cobalto
Tristanodiroma
26.03.2026 |
644 |
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"Sopra di lei in sessantanove, le fiche bagnate che si strofinavano l’una contro l’altra in un ritmo sempre più frenetico..."
L’attico profumava di sandalo e di vino rosso già versato. Margherita aveva dedicato l’intero pomeriggio alla preparazione della serata, con la cura meticolosa di chi sa che quella sarebbe stata la sua prima apparizione ufficiale come compagna di Tristano.
Mentre si osservava allo specchio, un’ansia sottile le stringeva lo stomaco. Era il suo debutto in quel mondo che lui aveva frequentato da solo per anni. Temeva di non essere all’altezza dei ricordi che Tristano portava con sé. Il body blu cobalto, con le stecche rigide e il pizzo trasparente, le modellava il busto come una seconda pelle, lasciando scoperta la curva morbida dei seni e il triangolo delicato tra le gambe. La gonna a tubino nera aderiva al corpo con tale precisione da esaltare la sua magrezza elegante e la lunghezza tonica delle gambe. Ai piedi portava solo i tacchi alti. Tra i capelli raccolti brillava il cerchietto Swarovski: la sua corona personale. Si sentiva regina, una regina consapevole del proprio potere e del proprio desiderio, pronta a regnare su quella notte.
Apparecchiò la tavola con attenzione quasi ossessiva, sistemando posate e bicchieri più volte. Tristano la osservava dalla soglia del salone, il bicchiere in mano.
«Sei bellissima,» le disse con voce bassa e calda. «Non preoccuparti. Come ti vedo io, ti vedranno anche loro.»
Margherita si voltò, il cuore che le batteva forte. «Lo spero. È la prima volta che mi presenti così… come tua.»
Le prime due coppie arrivarono puntuali. La terza si rivelò una piccola delusione: lui troppo chiassoso, lei con uno sguardo gretto e calcolatore. Margherita sentì un’onda di inquietudine attraversarla. Si domandò se tutte le serate sarebbero state così, se l’atmosfera che tanto temeva avrebbe finito per spegnere ogni scintilla.
Poi suonò il campanello e Tristano andò ad aprire. Dal calore con cui accolse gli ospiti nell’anticamera, dal tono familiare della voce e dalla confidenza dei gesti, Margherita capì immediatamente che erano i suoi amici di un tempo.
Quando le donne entrarono nel salone, rimase senza fiato. Erano belle, eleganti, dotate di un’intelligenza vivace e brillante. Tra loro spiccava S., con i capelli scuri tagliati corti, gli zigomi alti e un sorriso tagliente eppure caldo. Al suo fianco c’era M., il marito: alto, spalle larghe, sguardo calmo e sicuro, degno compagno di una donna così frizzante.
Margherita si trasformò all’istante in padrona di casa. Parlava con voce un po’ troppo alta, rideva con trasporto, gesticolava con le mani come sempre quando l’eccitazione prendeva il sopravvento. S. divenne la sua perfetta sponda: le teneva testa con ironia sottile, rilanciava le battute, la provocava con grazia. In pochi minuti ridevano insieme come se si conoscessero da anni. M. osservava la scena con un mezzo sorriso, intervenendo ogni tanto con commenti secchi e intelligenti che facevano scoppiare tutti a ridere. Margherita si sentì finalmente al posto giusto, adeguatamente eccessiva, piacevolmente desiderata.
La cena scorse leggera. I bicchieri si svuotavano, le voci si alzavano di tono, i mariti ridevano e si scaldavano. Tristano non perdeva mai di vista Margherita. La osservava dall’altro capo del tavolo con uno sguardo compiaciuto e nuovo: non solo l’uomo che la possedeva, ma quello che la vedeva brillare in una dimensione diversa. E si trovava bene. Molto bene.
A un certo punto, tra un calice e l’altro, l’intesa tra Margherita e S. divenne palpabilmente elettrica.
Uno sguardo prolungato, una mano che sfiorava il polso, una risata che finiva troppo vicina. Senza dire una parola, le due donne si alzarono.
«Scusateci un momento,» disse S. con un sorriso malizioso. «Abbiamo bisogno di un po’ d’aria.»
Gli altri se ne accorsero subito. L’aria nel salone si era fatta più densa, più calda.
Quando Tristano e gli altri entrarono nella stanza, trovarono Margherita e S. già intrecciate sul grande letto. Margherita era sopra, il body blu cobalto slacciato fino alla vita, i seni nudi premuti contro quelli di S. Si baciavano con una fame lenta e profonda, lingue che si cercavano, mani che esploravano senza fretta. La gonna di Margherita era salita fino ai fianchi, le gambe lunghe aperte sopra le cosce di S.
Tristano si fermò sulla soglia, un sorriso soddisfatto sulle labbra. «Ecco dove eravate finite,» mormorò.
M. era accanto a lui, lo sguardo già acceso. «Sembra che abbiate iniziato senza di noi.»
S. alzò la testa, le labbra lucide. «Vi stavamo solo scaldando l’ambiente.»
Il gioco ebbe inizio.
Le altre due coppie si unirono senza fretta. Corpi eleganti si spogliavano, mani cercavano pelle, bocche si trovavano. Margherita sentì una bocca sconosciuta baciarle la nuca mentre S. le succhiava un capezzolo con delicata ferocia, tirandolo tra i denti fino a farle inarcare la schiena.
Tristano si avvicinò per primo. Si sedette sul bordo del letto, slacciò i pantaloni e attirò Margherita verso di sé. Lei si mise a quattro zampe, il bacino alto, mentre S. si sdraiava sotto di lei in sessantanove. Margherita prese il sesso di Tristano in bocca con devozione lenta, lo ingoiò fino in gola, lo succhiò con la lingua che girava intorno alla cappella, gli occhi alzati verso di lui in un gesto di assoluta offerta. Mentre lo faceva, S. le leccava il clitoride e la cappella di Tristano ogni volta che usciva.
M. si avvicinò dall’altro lato. Margherita, senza smettere di succhiare Tristano, allungò una mano, gli afferrò il sesso già duro e se lo portò alle labbra. Lo accolse con la stessa fame elegante, alternando i due uomini: la lingua su Tristano, le labbra strette intorno a M., poi di nuovo il contrario. I gemiti bassi dei due uomini si mescolavano sopra di lei.
L’orgia si fece via via più intensa.
Margherita raggiunse il primo orgasmo con la bocca di S. sul clitoride e il sesso di Tristano che le scopava la gola in profondità, tremando tra i due corpi, le gambe che le cedevano.
Poi fu girata sulla schiena. M. la penetrò da dietro con spinte lente e potenti mentre Tristano le teneva la testa ferma e continuava a scoparle la bocca. S. le succhiava i seni, stringendo i capezzoli tra le dita. Le altre donne e uomini si intrecciavano intorno, mani che vagavano, bocche che si posavano ovunque.
A un certo punto Margherita si ritrovò sdraiata sulla schiena, S. sopra di lei in sessantanove, le fiche bagnate che si strofinavano l’una contro l’altra in un ritmo sempre più frenetico. Tristano e M., in ginocchio ai lati del letto, le offrivano i loro sessi. Lei alternava i due cazzi con maestria, succhiando ora l’uno ora l’altro, le guance arrossate, la saliva che le colava sul mento.
Venne ancora, più volte: un orgasmo lungo e profondo mentre M. la penetrava da dietro e S. le leccava il clitoride; un altro mentre Tristano la scopava con forza e S. le succhiava i seni; un terzo quando le due donne si baciarono sopra di lei e i due uomini le vennero sul ventre e sui seni, schizzi caldi e abbondanti che lei raccolse con le dita e portò alla bocca.
Margherita si sentiva usata, amata, al centro esatto del desiderio collettivo. Ogni tocco, ogni spinta, ogni gemito la faceva sentire viva, desiderata, perfettamente al suo posto.
Quando la notte volse al termine e gli ospiti se ne andarono, l’attico tornò silenzioso. Margherita, nuda e ancora lucida di sudore e sperma, si rannicchiò contro il petto di Tristano sul letto disfatto. La stanza odorava di sesso, di profumi costosi e di corpi sazi.
Lui le accarezzò lentamente i capelli umidi, poi le sfiorò la guancia con il dorso delle dita. Per un lungo istante rimase in silenzio, come se stesse assaporando il momento. Infine si chinò a baciarla sulla fronte, poi sulle labbra, con una tenerezza profonda che contrastava con la violenza del piacere di poco prima.
«Sei stata perfetta,» mormorò contro la sua bocca. «Non so più come immaginarmi queste serate senza di te. Non so più come immaginarmi senza di te, punto.»
Margherita chiuse gli occhi, lasciando che quelle parole le scivolassero dentro come un balsamo caldo. Il cerchietto Swarovski era storto tra i capelli scompigliati, ma lei non lo tolse.
Sorrise, stanca, appagata, profondamente felice.
Per la prima volta l’ansia che l’aveva accompagnata per tutto il giorno era svanita del tutto.
Era esattamente dove doveva essere: tra le braccia dell’uomo che aveva scelto, dopo avergli mostrato che poteva essere tutto ciò che lui desiderava.
E Tristano, stringendola più forte al petto, capì in quel preciso istante che anche lui non sarebbe più riuscito a pensarsi senza di lei.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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